L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza n.19 depositata il 25 settembre scorso, ha affermato, a risoluzione di precedenti contrasti in giurisprudenza, il diritto di accesso a scopo difensivo alle dichiarazioni e atti contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari del coniuge a norma della legge 241/90, quale esplicazione del diritto costituzionalmente garantito della tutela in giudizio.

Il caso è quello di una Signora che, in pendenza di un procedimento di separazione personale dal coniuge, chiedeva all’Agenzia delle Entrate di accedere ed estrarre copia (d)alla documentazione fiscale, reddituale e patrimoniale (compresi eventuali contratti di locazione a terzi di immobili di proprietà e/o comproprietà del coniuge) riferibile al coniuge, conservata nell’anagrafe tributaria, nonché (d)alle comunicazioni inviate dagli operatori finanziari all’anagrafe tributaria e conservate nella sezione archivio dei rapporti finanziari, relative alle operazioni finanziarie riferibili sempre al coniuge.

La Signora riceveva, però, risposta negativa, motivata dal fatto che il marito controinteressato si era opposto e, con specifico riferimento alla documentazione della sezione archivio dei rapporti finanziari, che era comunque necessaria la previa autorizzazione del giudice investito della causa di separazione.

La Signora decideva, così, di impugnare avanti al Tribunale amministrativo regionale (TAR) il diniego di accesso, chiedendone l’annullamento e chiedendo che venisse riconosciuto il suo diritto.

Il TAR accoglieva il ricorso, rilevando che in pendenza del giudizio di separazione o di divorzio l’accesso alla documentazione fiscale, reddituale, patrimoniale e finanziaria dell’altro coniuge doveva ritenersi “oggettivamente utile” al perseguimento del fine di tutela, e ordinando di conseguenza all’amministrazione resistente di esibire alla ricorrente la documentazione da essa richiesta

La causa, però, su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, andava in appello al Consiglio di Stato, che, a fronte dei contrasti giurisprudenziali insorti sulla questione, rimetteva gli atti alla sua Adunanza plenaria, affinchè affermasse un principio di diritto chiaro e univoco.

Adunanza plenaria che si è pronunciata appunto con la sentenza del 25 settembre 2020, affermando alcuni principi fondamentali:

(i) “Le dichiarazioni, le comunicazioni e gli atti presentati o acquisiti (d)agli uffici dell’amministrazione finanziaria, contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari ed inseriti nelle banche dati dell’anagrafe tributaria, ivi compreso l’archivio dei rapporti finanziari, costituiscono documenti amministrativi ai fini dell’accesso documentale difensivo ai sensi degli artt. 22 e ss. della L. n. 241 del 1990″;

(ii) “L’accesso documentale difensivo può essere esercitato indipendentemente dalla previsione e dall’esercizio dei poteri processuali di esibizione istruttoria di documenti amministrativi e di richiesta di informazioni alla pubblica amministrazione nel processo civile ai sensi degli artt. 210, 211 e 213 cod. proc. civ.”;

(iii) “L’accesso difensivo ai documenti contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari, presenti nell’anagrafe tributaria, ivi compreso l’archivio dei rapporti finanziari, può essere esercitato indipendentemente dalla previsione e dall’esercizio dei poteri istruttori di cui agli artt. 155-sexies disp. att. cod. proc. civ. e 492-bis cod. proc. civ., nonché, più in generale, dalla previsione e dall’esercizio dei poteri istruttori d’ufficio del giudice civile nei procedimenti in materia di famiglia”;

(iv) “L’accesso difensivo ai documenti contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari, presenti nell’anagrafe tributaria, ivi compreso l’archivio dei rapporti finanziari, può essere esercitato mediante estrazione di copia.

Naturalmente il soggetto richiedente sarà rigorosamente tenuto a utilizzare il documento esclusivamente ai fini difensivi per cui la copia è stata richiesta, a pena di incorrere in sanzioni amministrative ed, eventualmente, anche penali (a seconda della concreta condotta illecita).

La Plenaria, peraltro, ha precisato che il coniuge controinteressato (il titolare dei documenti e dichiarazioni richiesti in copia) ha a disposizione strumenti procedimentali (opposizione) e processuali (impugnazione dell’atto di accoglimento dell’istanza di accesso dinanzi al giudice amministrativo in sede di giurisdizione esclusiva) per eventualmente difendere la propria posizione contrapposta a quella del richiedente l’accesso, nella pienezza delle garanzie giurisdizionali, con la conseguenza che non è ravvisabile lesione alcuna del principio della parità delle armi.

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