La gran parte delle attività edili sono state soggette alla sospensione forzata a causa dell’emergenza Covid-19, con conseguenti evidenti ripercussioni sia sui tempi di esecuzione dei lavori sia sulla esigibilità dei relativi pagamenti.

Con una norma avente lo scopo di creare liquidità e tutela alle imprese edili, ma che scontenterà non pochi committenti, magari parimenti colpiti dalla crisi, l’art.103, comma 2ter del decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020  (convertito in legge n. 27 del 24 aprile 2020 ) ha disciplinato due aspetti fondamentali del contratto d’appalto in tempi di Coronavirus: i termini di esecuzione dei lavori e dei pagamenti stabiliti dal contratto originario.

Tralasciando alcune perplessità che suscita subito la collocazione sistematica di questo comma 2ter, introdotto all’interno dell’art.103 che disciplina la sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi e gli effetti degli atti amministrativi in scadenza – argomenti con cui ha davvero poco a che fare ed ennesimo sintomo di un perenne modo italiano patologico di legiferare, che rende davvero la vita difficile ai comuni cittadini ma anche ai tecnici del mestiere – vediamo brevemente cosa prevede.

In quali casi si applica la norma?

La norma stabilisce 3 condizioni per la sua applicazione:

  1. si deve trattare di contratti di appalto “tra privati”: committente e appaltatore, quindi, devono avere tale natura. Esclusi, quindi, i contratti d’appalto pubblici;
  2. il contratto d’appalto di lavori edili deve essere “in corso  di  validita’  dal  31 gennaio 2020 e fino al 31 luglio 2020”;
  3. il contratto deve avere “ad oggetto l’esecuzione di lavori edili di qualsiasi natura”: la norma, quindi, si applica ai soli lavori edili (con poca chiarezza se vale, ad esempio, anche per le opere di assistenza o per i contratti misti: andrà, forse, valutato caso per caso).

Cosa prevede?

La disposizione riguarda 2 aspetti fondamentali dei contratti d’appalto di lavori edili.

Innanzitutto, ha stabilito la proroga dei termini di inizio e fine lavori “per un periodo pari alla durata della proroga”, stabilita dal medesimo articolo al precedente comma 2, della validità dei permessi, delle autorizzazioni e dei titoli abilitativi vari del Testo unico dell’edilizia. Proroga quest’ultima destinata a durare “per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza” (al momento fissata al 31 luglio 2020). Come è evidente, la norma non è formulata in maniera molto chiara e si è già prestata a diverse interpretazioni possibili da parte della dottrina: una proroga di soli 90 giorni rispetto a quelli stabiliti dal contratto oppure di 90 giorni dalla fine del periodo emergenziale (e, dunque, il rinvio in blocco di tutti i termini al 29 ottobre 2020).

In secondo luogo ha previsto il diritto dell’appaltatore “al pagamento dei lavori eseguiti sino alla data di sospensione dei lavori. E ciò “in deroga ad ogni diversa previsione contrattuale”, con una decadenza automatica stabilita dalla legge del committente dal beneficio dei termini di pagamento previsti dal contratto (magari frutto di una trattativa e legato ad altri accordi su altri punti, che aveva creato un equilibrio tra le parti).

Secondo le prime interpretazioni, il valore dei lavori eseguiti andrà determinato sulla base degli importi pattuiti nel contratto, prescindendo da ogni accertamento dell’utilità concreta delle opere eseguite (che, quindi, potrebbero essere incomplete e, quindi, prive al momento di alcuna utilità per il committente).

La previsione lascia varie perplessità sulla possibilità per il Committente, ad esempio, di eccepire vizi e difetti delle opere realizzate oppure di fissare un termine congruo entro il quale l’appaltatore si deve conformare alle condizioni stabilite dal contratto e alla regola d’arte, qualora i lavori fino a quel momento eseguiti non le rispettino, e così via.

Come sempre, forse, la soluzione migliore sarà che la parti trovino, nei singoli casi, un accordo secondo equilibrio, dando applicazione alla norma di buona fede, considerando le particolarità delle singole situazioni concrete.

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