“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati.” (Michael Jordan)

Oramai tutti conosciamo, o almeno abbiamo sentito parlare, delle sanzioni amministrative e penali previste per la violazione delle misure restrittive dettate dalle Pubbliche Autorità. Misure, peraltro, meglio delineate da ultimo dal DL n.19 del 25 marzo 2020, che ha precisato le sanzioni amministrative derivanti dalla violazione delle misure di contenimento (es. spostamenti non giustificati o apertura dell’attività commerciale o produttiva in violazione dei divieti) o penali derivanti dalla violazione della quarantena oltrechè dalla falsa dichiarazione nell’autodichiarazione sugli spostamenti.

Non si è ad oggi parlato molto della possibile responsabilità anche civile che potrebbe derivare, anche per l’uomo comune o della strada, dal mancato rispetto delle misure di contenimento o, peggio ancora, della quarantena. Un profilo da non sottovalutare, che potrà richiedere degli approfondimenti e potrà avere rilevanza pratica, e che ci sembra utile in questo momento non dimenticare.

In via generale, l’art.2043 codice civile prevede che “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

Provando ad applicare la norma all’attuale situazione, si pensi, ad esempio, al paziente che, sapendo di essere positivo, violi la quarantena domiciliare e, così facendo, contagi altre persone (ad esempio colleghi di lavoro con cui condivide l’ufficio). Oppure alla persona che, magari asintomatica ma poi risultata positiva, violando le misure di contenimento, infetti altri.

Il comportamento di questo “uomo comune” potrebbe avere tratti di responsabilità dolosa (per un comportamento cosciente e volontario volto ad infettare altri: è di qualche giorno fa, ad esempio, la notizia di cronaca di una cliente di un supermercato di Mestre che, sapendo di essere positiva, aveva tossito intenzionalmente verso la cassiera, che l’aveva invitata a rispettare la distanza di sicurezza) oppure semplicemente colposa (nel caso di comportamento imprudente o negligente).

Questi “altri”, infettatisi in conseguenza del comportamento illecito, potrebbero subire, naturalmente, un danno ingiusto, di cui potrebbe venire chiamo a rispondere il soggetto che, dolosamente o colposamente, ha tenuto il comportamento illecito. Danno, innanzitutto, non patrimoniale, derivante dalla lesione della loro salute (sappiamo finanche alla morte); ma anche patrimoniale, causato ad esempio dalle spese da sostenere per curarsi, necessità di assistenza, perdita di attività (per chi avrebbe potuto continuare a svolgerla), e così via. Danni alla vittima primaria, ma anche, ad esempio, alle vittime secondarie (coniuge, figli, …).

Certo è necessario che tra il danno e il fatto illecito ci sia anche un nesso di causalità, cioè che il comportamento illecito di una persona sia la causa del danno subito dall’altra (e di questo occorrerebbe dare prova). Non certo una prova semplice, ma nemmeno impossibile.

Un motivo in più, quindi, per comportarci davvero, tutti, come una squadra, con senso di responsabilità civile.

 

WP to LinkedIn Auto Publish Powered By : XYZScripts.com