“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!” (Dal film di Nanni Moretti “Palombella Rossa”)

COS’E’ IL LEGAL DESIGN. UNA NUOVA VISIONE DEL DOCUMENTO GIURIDICO.

Design significa progetto e progettare, dal latino, significa gettare avanti. Fare design significa trovare soluzioni avendo una visione globale di tutto il progetto.

Il legal design trova la sua origine oltreoceano, nel Legal design Lab della Stanford Law school, emanazione della Stanford University, che ha elaborato il Manifesto del legal design (per chi fosse curioso, disponibile in lingua inglese al seguente link), secondo alcuni principi ispiratori: chiarezza del messaggio, utilizzo di schemi e immagini e coinvolgimento del destinatario.

E’ stato definito una disciplina che, combinando esperienza legale, design e tecnologia, ha l’obiettivo di rendere i contenuti legali più comprensibili e utilizzabili per gli utenti.

Non solo. Il legal design, soprattutto, è progettare e realizzare contenuti e servizi legali partendo dai bisogni delle persone, dei propri clienti, dando priorità al punto di vista dell’utilizzatore della legge. Per questo si parla anche di human centered legal design.

Non dimenticandosi che in quasi ogni aspetto della vita delle persone, viene, in qualche modo, in gioco il diritto.

A COSA SERVE IL LEGAL DESIGN.

E’ una disciplina che applica, più in generale, il design thinking al diritto, per costruire il servizio legale a misura d’uomo. Permette di pensare i documenti e i servizi legali in funzione del destinatario, per passare dalla complessità della tecnica giuridica e dalla difficoltà di comprensione che spesso accompagna il linguaggio giuridico alla fiducia, alla chiarezza e all’efficienza.

Le prime e principali applicazioni del legal design hanno interessato le condizioni generali di contratto, le policy e i regolamenti aziendali, le policy per la privacy, ma l’ambito di applicazione è destinato potenzialmente ad interessare tutti i documenti giuridici.

I contratti, le policy, i regolamenti, i pareri legali devono essere scritti in un linguaggio chiaro e semplice, per essere più comprensibili a chi deve usarli e metterli in pratica nella propria attività professionale o imprenditoriale.

Le policy privacy e i regolamenti aziendali, per essere rispettati, devono essere innanzitutto letti e, soprattutto, poi compresi.

Così i pareri legali, per essere utili e risolvere i problemi del cliente devono essere chiari, sintetici, arrivare al punto. E così via.

 

IL CONTRATTO STRUMENTO DEL BUSINESS AZIENDALE E A SOSTEGNO DEL BRAND.

Un contratto è uno strumento di business dell’azienda o del professionista ed è destinato a essere condiviso con i clienti.

Oggi l’imperativo sta diventando chiarezza e velocità nella comunicazione: e il mondo del diritto non può forse più restare impassibile ai cambiamenti del mondo moderno.

Se il cliente comprende meglio e più facilmente le condizioni del contratto, i suoi diritti, come esercitarli, ha sicuramente più fiducia nell’azienda. Tra l’altro il cliente se, non avendo bene inteso alcune informazioni legali, non è poi soddisfatto, non avrà una valutazione positiva dell’azienda, poiché si sentirà di non essere stato trattato con la dovuta attenzione e trasparenza.

Inoltre, più un contratto è chiaro, più sono chiari i rispetti diritti e doveri delle parti, più sono chiare le conseguenze se una parte non fa qualcosa, meno controversie rischiano di generarsi.

Il contratto può venire adattato in base alle caratteristiche dell’azienda ed ai destinatari dei suoi prodotti, divenendo uno strumento di disciplina del rapporto contrattuale personalizzato sull’azienda e coerente con il marchio aziendale in generale.

Il contratto, poi, è destinato, anche, ad essere messo in pratica dai dipendenti, che ne devono comprendere agevolmente il contenuto. Ciò velocizza il lavoro, che diviene più efficiente e diminuisce l’errore del dipendente, abbassando così anche il rischio di responsabilità dell’azienda, con danni e sanzioni che ne potrebbero conseguire.

NON E’ UNA MODA.

L’Associazione Nazionale Magistrati, in una recente nota, ha rilevato le grandi opportunità scaturenti dal legal design: “Attraverso l’informatizzazione e la digitalizzazione, ormai in atto da diverso tempo, dopo il giusto tempo di osservazione, utilizzando i principi, le competenze e gli strumenti che ci offre il design è possibile riprogettare le modalità operative di applicazione e di formazione della legge al fine di ottenere un risultato che rispetti il dettato normativo e al contempo sia efficace sotto ogni punto di vista: per il cittadino, il destinatario per eccellenza, per tutta l’organizzazione della giustizia in ogni suo aspetto sia pratico che teorico e anche per l’economia in genere del paese.“.

Anche il legislatore, negli ultimi anni, ha dettato norme che prevedono l’utilizzo di un linguaggio giuridico chiaro e comprensibile, a beneficio del cittadino e della Giustizia.

Basti ricordare gli articoli 35, 48 e 51 del Codice del consumo (d.lgs. 206/2005), che prevedono che le clausole dei contratti proposte ai consumatori e le informazioni rese a loro dai professionisti devono sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile.

In questa direzione anche il legislatore europeo, che, ad esempio, all’art.12 del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali (Reg.UE 679/2016 o GDPR) prevede che il titolare del trattamento dei dati personali dia all’interessato le informazioni sul trattamento dei dati  in forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con un linguaggio semplice e chiaro, in particolare nel caso di informazioni destinate specificamente ai minori, anche utilizzando icone standardizzate.

LEGAL DESIGN COME PROCESSO.

Il legal design si sviluppa come un processo. Un processo in cui si lavora al contratto per sciogliere i nodi più oscuri o che possono dare origine a controversie, in modo da ottenere via via un testo il più chiaro possibile.

Parte dalle necessità e dai problemi del cliente. Coinvolgendo tutti i soggetti che sono interessati al contratto, prova a dare risposta ad alcune domande fondamentali: chi userà il documento giuridico? Per che cosa? In quale ambito? ….

Vengono pensate delle idee chiave e, poi, elaborati dei prototipi di documento giuridico (contratto, policy, regolamento, …), affinchè vengano provati.

Nella redazione del documento giuridico, possono essere utilizzati anche elementi grafici, tabelle, timeline, …, che ne rendano più immediata e rapida la comprensione.

Una volta testato il prototipo, apportate le dovute modifiche e miglioramenti, si può giungere al risultato finale.

Affinchè, anche con questo strumento, l’avvocato possa diventare davvero interprete del problema del suo cliente, traducendo in termini comprensibili il problema e, soprattutto, la sua soluzione.

LEGAL DESIGN: IN PRATICA

Poichè crediamo che più che le parole, sono gli esempi e la pratica a poter rendere comprensibile ogni cosa, vi mostriamo un primo esempio di  documento redatto dallo Studio  secondo i principi del legal design: l’informativa sul trattamento dei dati dello Studio.

la nostra Informativa privacy sito

 

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