I genitori di una bimba dichiarata invalida con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età e riconosciuta portatore di handicap grave, ritenendo che la quantità di ore di sostegno assegnate alla piccola fosse insufficiente, e quindi illegittima rispetto a quelle dovute e garantite dalla legge per gli alunni diversamente abili, hanno impugnato avanti al TAR i provvedimenti di assegnazione dell’insegnante di sostegno per 12 ore anziché 40, prospettando una serie di vizi che vanno dalla violazione dei principi costituzionali a tutela del diritto all’istruzione e allo studio (artt. 32 e 38 Cost.), con particolare riferimento agli alunni con disabilità, a quello di eguaglianza (art. 3 Cost.), alla violazione e falsa applicazione di numerose disposizioni della legge. I genitori hanno anche chiesto la condanna del MIUR al risarcimento dei danni subiti. Il TAR Campania, con la sentenza 5668 del 2 dicembre 2019, dopo avere accolto il ricorso, annullando i provvedimenti di assegnazione, ha ritenuto provati anche i presupposti per configurabilità del danno non patrimoniale, quali la ridotta quantità delle ore assegnate, il periodo di tempo superiore al quadrimestre, la condotta colpevole dell’Amministrazione che non ha provveduto.

Il danno è stato ritenuto la conseguenza della condotta gravemente omissiva da parte del Ministero. Il TAR ha affermato che è inconfutabile che una bambina diversamente abile di quattro anni, privata dell’insegnante di sostegno proprio nella prima fase di inserimento all’interno del contesto scolastico, non abbia concrete possibilità di integrazione e di crescita educativa all’interno della classe, venendo gravemente lesa l’esistenza stessa di una didattica personalizzata, che, come risulta dallo stesso PEI, è assolutamente imprescindibile. Ciò detto, ha ritenuto provata la lesione di tipo dinamico relazionale sotto il profilo della perdita dell’attività didattica, della crescita umana ed educativa, del presumibile carente inserimento nella classe di appartenenza. Inoltre ha riconosciuto il danno morale soggettivo, come sofferenza, ritenendo il disagio della piccola imprescindibile in situazioni di questo tipo.

L’auspicio della sentenza è che la somma, lungi dall’avere un valore simbolico, rappresenta il ristoro di un danno che, data l’età della bambina, è suscettibile di essere evitato negli anni futuri, mediante la tempestiva assegnazione dell’insegnante di sostegno. È altresì evidente, sempre secondo il TAR, che la non auspicata reiterazione del comportamento illegittimo da parte  dell’Amministrazione scolastica, sia per la piccola che per altri minori nella stesse condizioni, esporrà costantemente gli uffici scolastici alle conseguenti responsabilità, economiche e erariali.

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