Il Tribunale di Roma, sezione specializzata in materia di impresa, con una sentenza pubblicata il 2 ottobre 2019, n.18727, è ritornato a pronunciarsi su un caso di responsabilità civile dell’hosting provider. In particolare, RTI aveva contestato alla Società californiana Bit Kitchen Inc. di avere consentito la diffusione non autorizzata – sulla piattaforma Vid.me a lei riconducibile – di brani estratti dai programmi RTI, protetti dal diritto d’autore. RTI ha contestato che i gestori del Portale interagissero direttamente con i contenuti audiovisivi pubblicati su di essi, svolgendo attività di promozione ed ottimizzazione di essi, mediante la catalogazione degli stessi e la predisposizione di un sofisticato motore di ricerca funzionale ad una loro più agevole consultazione, così concorrendo alla diffusione illecita dei contenuti. Il Tribunale di Roma ha accolto le domande di RTI, condannando l’hosting provider alla immediata rimozione dei brani illegittimamente condivisi e al risarcimento dei danni subiti da RTI per ben 1,6 milioni di euro oltre 160mila euro per danno non patrimoniale (pari al 10% del danno patrimoniale), già prevedendo una penale di euro 5mila per ogni successiva eventuale ulteriore violazione. Il Collegio ha ripercorso la giurisprudenza comunitaria e italiana sul tema dei limiti della responsabilità dell’Internet Service provider nell’attuale sistema normativo, come delineato nel decreto legislativo 9 aprile 2003 n. 70, attuativo della direttiva 31/2000/CE, richiamando soprattutto la recentissima sentenza della Corte di Cassazione del 19.3.2019, n.7708 (con cui era stato condannato Yahoo). La sentenza ha ricordato che la Corte di Cassazione (recependo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione) ha affermato che all’interno dell’attività di “memorizzazione di informazioni – hosting”, vanno distinti dagli operatori di hosting provider passivo quelli che agiscono come “hosting provider attivo”, che svolgono attività esorbitante da quella di ordine meramente tecnico, automatico e passivo. “Tale distinzione assume rilievo ai fini dell’accertamento della responsabilità del prestatore di servizi: nel caso in cui l’attività svolta sia quella di hosting provider attivo, si è infatti ritenuta non operante la specifica disciplina di esclusione dalla responsabilità, prevista, invece, per il solo operatore che svolga attività di hosting passivo. Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che la piattaforma Vid.me andasse qualificata come hosting provider attivo, avendo svolto un ruolo attivo nella gestione dei contenuti illeciti, accogliendo così le domande di RTI. Per la quantificazione dei danni, il Tribunale ha proceduto in via equitativa, riferendo di dovere tenere conto del parametro del c.d. prezzo del consenso ossia il valore delle royalties in ipotesi dovute da parte della Bit Kitchen Inc. in favore di RTI, qualora fosse stato richiesto ed ottenuto il consenso alla pubblicazione.

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