Con la sentenza n.15766 del 15 giugno 2018 la Corte di Cassazione si è pronunciata, tra l’ altro, su una richiesta di risarcimento dei danni patrimoniali e non, da parte delle figlie, a seguito della morte, in un incidente stradale, del convivente more uxorio della madre, con cui anche le ragazze avevano convissuto per quattro anni.  La domanda delle figlie è stata rigettata in primo e in secondo grado e anche dalla Corte di Cassazione.  In particolare, la Corte di Cassazione, sotto questo profilo, ha affermato due principi: 1.- il rapporto intercorrente tra le figlie della donna ed il suo convivente non rappresentava, nel caso di specie, un rapporto genitoriale di fatto. Le figlie non sono, quindi, state danneggiate da un punto di vista giuridicamente rilevante; 2.-  la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale indiretto, sofferto dalle figlie, “derivante dalla perdita di serenità e felicità della loro madre, quale effetto del venir meno del rapporto che legava quest’ultima al de cuius” non rientra “nell’ ambito della causalità giuridica di cui agli artt. 2056 e 1223 c.c., la quale contempla solo il danno che sia “conseguenza immediata e diretta” del fatto illecito.”. I danni mediati e indiretti conseguenti ad un fatto illecito non possono essere risarciti perché non in linea con il criterio della regolarità causale.

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