Con la sentenza n. 14242 depositata il 4 giugno 2018, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di trattamento illecito di dati personali e di risarcimento dei danni conseguenti. La vicenda ha tratto origine da un atto di trasferimento di un dipendente emesso dall’Agenzia delle Dogane in cui era contenuto il riferimento a vicende giudiziarie in cui l’uomo era stato coinvolto. Tale provvedimento era stato comunicato con un protocollo ordinario, non riservato, divenendo di pubblico dominio. L’ uomo ha così agito davanti al Garante per la protezione dei dati personali, che ha respinto la sua richiesta di risarcimento, invece poi accolta dal Tribunale di Roma, che ha condannato l’ Agenzia delle Dogane al risarcimento del danno non patrimoniale quantificato in 10.000 Euro. L’ Agenzia delle Dogane ha, dunque, deciso di fare ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale di Roma aveva sbagliato, poiché le notizie riguardanti il signore erano già note nell’ambiente lavorativo ancor prima dell’ invio della nota e che il dipendente non aveva provato né il danno non patrimoniale né il nesso causale tra violazione e danno. La Corte di Cassazione, con la sentenza del 4 giugno 2018, ha confermato la pronuncia del Tribunale. Partendo dalla premessa che la sola circostanza che vi sia stato un trattamento illecito di dati non è di per sé idonea a legittimare una richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale, ha invero ricordato che “Il danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’ art. 15 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 … non si sottrae alla verifica della gravità della lesione e della serietà del danno …” e che “ I danni cagionati per effetto del trattamento dei dati personali in base all’ art. 15 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, sono assoggettati alla disciplina di cui dell’ art. 2050 cod.civ., con la conseguenza che il danneggiato è tenuto solo a provare il danno e il nesso di causalità con l’ attività di trattamento dei dati, mentre spetta al convenuto (l’ Agenzia delle Dogane, nel nostro caso) la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.”. La Corte di Cassazione ha ritenuto che, nel caso affrontato, l’Agenzia delle Dogane aveva agito in modo illegittimo e non aveva dimostrato di aver adottato tutte le misure necessarie ad evitare il danno e che il danno, consistente in “un senso di forte turbamento e vergogna” era stato correttamente ritenuto provato. La Corte ha, quindi, ritenuta corretta la condanna emessa dal Tribunale a carico dell’ Agenzia delle Dogane.

WP to LinkedIn Auto Publish Powered By : XYZScripts.com