Questo il principio affermato dalla la sentenza della Corte di Cassazione n. 7545 del 27 Marzo 2018, che ha affrontato l’argomento della responsabilità degli amministratori di società di capitali, ritenendo che l’amministratore di una società non può essere condannato al risarcimento dei danni per una presupposta gestione economico-finanziaria priva di un attenta e riflettuta pianificazione. Nel caso affrontato, il Fallimento ha agito in giudizio contro gli amministratori della società per sentirli condannare al risarcimento dei danni causati ai creditori, quantificati in Euro 394.675,23. La domanda è stata accolta sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello. La sentenza, però, è stata impugnata dagli amministratori avanti alla Corte di Cassazione, che ha, in effetti, ritenuto la sentenza d’appello errata. La Corte di Cassazione ha ritenuto, in particolare, “che all’amministrazione di una società non può essere imputato, a titolo di responsabilità, di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, atteso che una tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può pertanto eventualmente rilevare come giusta causa di sua revoca, ma non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società. Ne consegue che il giudizio sulla diligenza dell’amministratore nell’adempimento del proprio mandato non può mai investire le scelte di gestione o le modalità e circostanze di tali scelte, anche se presentino profili di rilevante alea economica, ma solo la diligenza mostrata nell’apprezzare preventivamente i margini di rischio connessi all’operazione da intraprendere, e quindi, l’eventuale omissione di quelle cautele, verifiche e informazioni normalmente richieste per una scelta di quel tipo, operata in quelle circostanze e in quelle modalità.

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