Questo è il principio affermato qualche giorno fa dalla Corte di Cassazione, con l’ordinanza depositata il 15 febbraio 2018, n. 3767, all’esito di un giudizio proposto dai famigliari di un uomo deceduto in un incidente stradale. I parenti della vittima avevano agito in giudizio contro i responsabili dell’investimento e l’Assicurazione, per ottenere il ristoro dei danni da loro subiti. La Corte d’appello di Milano, per quanto riguarda il profilo in esame della quantificazione, aveva ritenuto che il danno non patrimoniale patito dalla moglie e dai figli della vittima dovesse essere “ragguagliato alla realtà socioeconomica in cui vivono i soggetti danneggiati” e, così, accertato che la moglie e i figli della vittima che avevamo agito risiedevano tutti in Romania, ha ridotto del 30% il risarcimento che avrebbe altrimenti liquidato a persone residenti in Italia. La Corte di Cassazione ha riformato la sentenza d’appello, ritenendola errata, ricordando di avere già in suoi precedenti “ripetutamente affermato che la realtà socioeconomica nella quale vive la vittima d’un fatto illecito è del tutto irrilevante ai fini della liquidazione del danno aquiliano” e che il pretium doloris non può essere in funzione della residenza del danneggiato, per ragioni sia giuridiche che logiche. Peraltro, la Corte afferma che la misura del risarcimento da liquidare in Italia non può farsi dipendere dal quantum liquidato, per il medesimo pregiudizio, in altri Paesi; e che il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di diritti fondamentali della persona non è soggetto alla condizione di reciprocità con l’ordinamento di provenienza dello straniero di cui all’art. 16 preleggi.

WP to LinkedIn Auto Publish Powered By : XYZScripts.com