La Corte di Cassazione si è da ultimo pronunciata nuovamente in materia di ritardo aereo e conseguenze risarcitorie, con l’ordinanza n.1584 del 23 gennaio 2018, all’esito di un giudizio avviato da un passeggero contro una nota compagnia aerea. Il viaggiatore ha agito in giudizio, chiedendo la condanna alla compensazione pecuniaria prevista dall’art. 7, comma 1, lett. b, del Regolamento (CE) n. 261/2004, e al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, ai sensi degli artt. 19 e 22 della Convenzione di Montreal del 1999, a seguito del ritardo di 4 ore subito dal volo, ritardo a causa del quale non si era potuto imbarcare su un secondo volo, e così raggiungere la propria residenza. La domanda del passeggero è stata respinta in primo e secondo grado, ma non si è arreso ed è ricorso alla Corte di Cassazione. La questione sottoposta alla Corte ha riguardato, in particolare, l’ampiezza della prova posta a carico del passeggero: in particolare, se il passeggero possa limitarsi a provare l’esistenza del contratto di trasporto (ossia l’avvenuto acquisto del biglietto aereo) riferendo solo come un dato di fatto il ritardo del volo; oppure se egli sia onerato di fornire la prova piena anche del ritardo, gravando sul vettore il solo onere della prova liberatoria (per sottrarsi a responsabilità) della non imputabilità. La Cassazione ricorda che ai sensi dell’art. 19 della Convenzione di Montreal del 1999, “il vettore è responsabile del danno derivante da ritardo nel trasporto aereo di passeggeri, bagagli o merci. Tuttavia il vettore non è responsabile per i danni da ritardo se dimostri che egli stesso e i propri dipendenti e preposti hanno adottato tutte le misure che potevano essere ragionevolmente richieste per evitare il danno oppure che era loro impossibile adottarle”. Parimenti, anche il Regolamento (CE) n. 261/2004 – che istituisce regole comuni in materia di compensazione e assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, prevedendo a seconda dei casi diritti diversi a favore del passeggero – si basa sull’affermazione del principio di presunzione di responsabilità del vettore aereo. Quest’ultimo, nel caso di inadempimento (negato imbarco o cancellazione del volo) o inesatto adempimento (ritardato arrivo rispetto all’orario previsto), si può sottrarre a responsabilità solamente attraverso la prova liberatoria del caso fortuito o della forza maggiore. Invero, poi la Cassazione afferma che nè la Convenzione di Montreal, nè il Regolamento CE n. 261/2004 contengono alcuna regola specifica in tema di onere della prova che deve dare il passeggero. L’assenza di una norma speciale, impone di far riferimento ai criteri ordinari di riparto dell’onere della prova del nostro ordinamento (art.2697 cod.civ.) e, dunque, concludere che “il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco o dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova della fonte (negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, ossia deve produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente, potendosi poi limitare alla mera allegazione dell’inadempimento del vettore. Spetta a quest’ultimo, convenuto in giudizio, dimostrare l’avvenuto adempimento, oppure che, in caso di ritardo, questo sia stato contenuto sotto le soglie di rilevanza fissate dall’art. 6, comma 1, del Regolamento CE n. 261/2004″.

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