In materia di antiriciclaggio, l’organo direttivo della banca è stato ritenuto direttamente sanzionabile per violazione del dovere di controllo sui dipendenti e per l’omessa segnalazione di operazioni che comportano lo spostamento, anche se parcellizzato, di ingenti somme di denaro (che gli vengano indicate dal responsabile della dipendenza); la responsabilità diretta comporta la condanna, in proprio e in solido con l’istituto, al pagamento della sanzione amministrativa. Così si è pronunciata la Corte di Cassazione, con la sentenza del 30 ottobre 2017, n. 25735. In particolare, il giudizio aveva preso avvio dall’opposizione formulata da un Direttore di Banca ad una ingiunzione emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, contro di lui in solido con la sua Banca, per il pagamento di una somma ingente a titolo di sanzione amministrativa per la violazione di cui al D.Lgs. n. 143 del 1991, art. 3, convertito nella L. n. 197 del 1991, ovvero per omessa segnalazione di operazioni bancarie “sospette”. La Corte di Cassazione ha, in ultima istanza, respinto l’opposizione dell’organo direttivo, affermandone la responsabilità in solido con l’Istituto bancario. La Corte ha affermato che “in materia di sanzioni amministrative per violazione della disciplina antiriciclaggio, ai sensi del D.Lgs. n. 143 del 1991, art. 3 (convertito dalla L. n. 197 del 1991, sostituito dal D.Lgs. n. 153 del 1997, art. 1), il potere di valutare le segnalazioni e (se le ritenga fondate) di trasmetterle al questore spetta solo al “titolare dell’attività” (ossia all’organo direttivo della banca),……. Ed ancora che i direttori di banca, oltrechè una colpa per omesso controllo sui dipendenti, hanno anche una responsabilità diretta; cosicchè, nel caso in cui sia stata omessa la segnalazione di spostamenti di ingenti somme di denaro (anche operazioni non particolarmente sospette), i vertici di filiale dovranno pagare sanzioni amministrative in proprio ed in solido con l’istituto di credito”.

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