La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n.25109 del 24 ottobre 2017, è tornata ad occuparsi di responsabilità medica, in particolare affermando che il paziente che agisce contro il medico per ottenere il risarcimento dei danni che ritiene di avere subito, deve dare prova di essi. La storia è quella di una giovane donna, che aveva agito in giudizio, chiedendo il risarcimento dei danni subiti a seguito di un intervento di ingrandimento del seno, liposuzione delle cosce e rinoplastica, il primo dei quali aveva dato risultati negativi, residuando cicatrici deturpanti, che non era stato possibile eliminare, nonostante due successivi interventi chirurgici riparatori. La donna affermava che ciò le aveva provocato gravi danni, patrimoniali e non patrimoniali, considerato che essa, appena ventenne all’epoca del fatto, aveva iniziato l’attività di indossatrice di capi d’abbigliamento prodotti dall’azienda di famiglia. Per quanto riguarda, in particolare, il danno patrimoniale da perdita di chances rispetto all’attività di modella, esso veniva solo in minima parte riconosciuto. I Giudici ritenevano, infatti, che non vi erano elementi oggettivi a sostegno dell’impedimento di tale attività, non avendo fornito “elementi obiettivi di valutazione dell’entità dei suoi guadagni all’epoca dei fatti di causa e dei suoi contatti e della sua introduzione nel mondo della moda al fine di consentire un giudizio prognostico sulla possibile perdite derivate dall’intervento chirurgico” nè che “in concreto la sussistenza delle tracce somatiche di carattere antiestetico precludesse l’attività di modella di capi di abbigliamento”.

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