Con l’ordinanza n.20445 del 28 agosto 2017, la Corte di Cassazione è ritornata sul tema del risarcimento del danno conseguente ad immissioni sonore illecite.
In particolare, il caso affrontato è quello di una Signora, che ha agito in giudizio contro una falegnameria, situata sotto la sua abitazione, sia per ottenere l’inibitoria di immissioni di polveri, vapori e rumori (peraltro, nelle more del giudizio spontaneamente terminate essendo state adottate apposite misure di contenimento) sia per avere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di esse. I Giudici di merito hanno, inizialmente, respinto la domanda risarcitoria, affermando che il danno da immissioni sarebbe risarcibile solo ove ne sia derivata comprovata lesione della salute, non essendo risarcibile la minore godibilità della vita.
La Corte di Cassazione, tuttavia, non è stata del medesimo parere e con l’ordinanza di fine agosto ha ricordato, in conformità anche a proprie precedenti pronunce, che “il danno non patrimoniale conseguente a immissioni illecite è risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di un danno biologico documentato, quando sia riferibile alla lesione del diritto al normale svolgimento della vita personale e familiare all’interno di un’abitazione e comunque del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita, trattandosi di diritti costituzionalmente garantiti, la cui tutela è ulteriormente rafforzata dall’art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, norma alla quale il giudice interno è tenuto ad uniformarsi”.

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