La Corte d’Appello di Milano, con una sentenza del 25 agosto 2017, n.3756 ha accolto “l’azione di classe” proposta da qualche migliaia di utenti contro una Compagnia ferroviaria, ai sensi dell’art. 140 bis, comma 1 d.lgs. 206/2005 (“Codice del Consumo”), volta ad ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per i disservizi e disagi subiti nel trasporto ferroviario per nove giorni consecutivi, causati dall’introduzione senza preventiva idonea sperimentazione di un nuovo software di gestione. In particolare, migliaia di pendolari avevano subito, per un prolungato periodo, particolari e insostenibili “ritardi, soppressione di corse, necessità di trasbordi da un convoglio all’altro, sovraffollamento di vagoni, modifica degli itinerari, assenza di informazioni”, disagi di tale gravità da non essere suscettibili di adeguato ristoro con il solo indennizzo previsto usualmente nel contratto di servizio con la Regione e normalmente applicati dalla Compagnia per i ritardi fisiologici del trasporto e decidevano, così, di agire per ottenere un ristoro dei danni ulteriore. La Corte d’appello, ha ritenuto fondata tale azione, avendo ritenuto dimostrata la non corretta gestione del servizio di trasporto e, dunque, l’inadempimento al contratto di trasporto da parte della Compagnia ferroviaria, che è stata, quindi, condannata ad un risarcimento ulteriore (invero solo per quanto attiene il danno non patrimoniale, mentre è stata respinta la domanda di danni patrimoniali), quantificato, in via equitativa, in cento euro per ciascun pendolare.

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