Sussiste la responsabilità professionale dei sindaci di una società di capitali, nel caso in cui essi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o comunque non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità. Così si è pronunciata la Corte di Cassazione, sezione I, con l’ordinanza del 3 luglio 2017, n.161314, all’interno di un giudizio di risarcimento del danno, nell’ambito di una azione di responsabilità sociale promossa dal curatore del fallimento nei confronti di tutti i componenti del collegio sindacale della società fallita. Il Curatore aveva agito in giudizio, affermando la violazione, da parte dei sindaci, del dovere di vigilanza, a loro imposto dall’art.2407, co. 2 cod.civ., che afferma la responsabilità dei sindaci per i fatti e le omissioni degli amministratori della società, in via solidale con loro, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica. La Corte ha chiarito, in conformità a suoi precedenti, che “la configurabilità dell’inosservanza del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dall’art. 2407 c.c., comma 2, non richiede l’individuazione di specifici comportamenti che si pongano espressamente in contrasto con tale dovere, ma è sufficiente che essi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o comunque non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, così da non assolvere l’incarico con diligenza, correttezza e buona fede, eventualmente anche segnalando all’assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al Pubblico Ministero per consentirgli di provvedere ai sensi dell’art. 2409 c.c.”.

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