Questo principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione, con l’ordinanza n.16477 del 5 luglio 2017, all’esito di un giudizio promosso da un soggetto contro la sua compagnia di assicurazioni per la r.c.a., per essere risarcito ex art. 141 codice delle assicurazioni dei danni alla persona riportati, allorchè viaggiava come trasportato sulla propria vettura, in quel momento condotta dalla sorella, a seguito dello scontro con altro veicolo rimasto sconosciuto. La questione giuridica affrontata dalla Corte di Cassazione è, quindi, se la persona trasportata su un veicolo coinvolto in uno scontro possa agire, ai sensi del D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 141, direttamente nei confronti della impresa assicuratrice per la r.c.a. del vettore, a prescindere dall’accertamento di responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro e salvo il caso fortuito, in ogni caso o soltanto nel caso in cui entrambi i veicoli coinvolti nello scontro risultino assicurati per la r.c.a., e non anche nel diverso caso in cui l’altro veicolo risulti non indentificato o privo di copertura assicurativa. La Corte di Cassazione ha risolto la questione affermando che l’assicurazione r.c.a. del vettore del terzo trasportato è tenuta in ogni caso. E ha risolto in tal senso in “base sia al dato testuale che alle finalità della norma, che sono quelle di tutelare il terzo trasportato, in caso di scontro, per fargli avere nel modo più semplice e veloce possibile il risarcimento al quale ha diritto, individuando il soggetto sul quale allocare il rischio assicurativo in quello per lui più facilmente individuabile, deve ritenersi che l’art. 141 cod. ass. si applichi a prescindere dall’esistenza di due veicoli entrambi dotati di regolare assicurazione privata.”.

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