Questa la tematica affrontata dalla Corte di Giustizia europea nella sentenza depositata il 14 giugno 2017, causa C 610/2015, resa all’interno di un giudizio, proposto dalla Corte Suprema dei Paesi Bassi, volto a conoscere l’interpretazione corretta da darsi alla normativa europea vigente in materia. Lo scopo della causa pregiudiziale avviata dai Paesi Bassi era, in particolare, rivolta a decidere poi, in maniera conforme alla disciplina europea, un giudizio pendente tra una Fondazione che protegge gli interessi dei titolari del diritto d’autore e due Società Provider del servizio di accesso ad internet, in merito, in particolare, all’utilizzo della piattaforma di condivisione on line “The Pirate Bay” – un sistema che consente agli utenti di condividere file, scaricandoli divisi in piccole parti.  La Fondazione aveva, infatti, proposto un giudizio volto a far ingiungere alle due società Provider di bloccare i nomi di dominio e gli indirizzi IP della piattaforma di condivisione online “The Pirate Bay”  al fine di evitare che i servizi di tali fornitori di accesso a Internet potessero essere utilizzati per violare il diritto d’autore e i diritti connessi dei titolari dei diritti di cui la Fondazione protegge gli interessi. Nella sentenza si legge che i file “proposti sulla piattaforma di condivisione online TPB rinviano, in gran parte, ad opere protette dal diritto d’autore, senza che i titolari del diritto abbiano dato la loro autorizzazione agli amministratori e agli utenti di tale piattaforma ad effettuare gli atti di condivisione di cui trattasi.”. La Corte ha ritenuto che “è vero che, come sottolineato dal giudice del rinvio, le opere così messe a disposizione degli utenti della piattaforma di condivisione online TPB sono state messe online su tale piattaforma non dagli amministratori di quest’ultima, bensì dai suoi utenti. Tuttavia detti amministratori, mediante la messa a disposizione e la gestione di una piattaforma di condivisione online, come quella di cui al procedimento principale, intervengono con piena cognizione delle conseguenze del proprio comportamento, al fine di dare accesso alle opere protette, indicizzando ed elencando su tale piattaforma i file torrent che consentono agli utenti della medesima di localizzare tali opere e di condividerle nell’ambito di una rete tra utenti (peer-to-peer). A tale riguardo, come sostanzialmente indicato dall’avvocato generale al paragrafo 50 delle conclusioni, senza la messa a disposizione e la gestione da parte dei suddetti amministratori di una siffatta piattaforma, le opere in questione non potrebbero essere condivise dagli utenti o, quantomeno, la loro condivisione su Internet sarebbe più complessa.” Conseguentemente, ogni atto con cui un utente (nella specie, gli amministratori della Piattaforma) “dà, con piena cognizione di causa, accesso ai suoi clienti ad opere protette può costituire un “atto di comunicazione”, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29.”, con le conseguenti responsabilità in tema di violazione del diritto d’autore in relazione a opere protette.

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