Il soggetto che richiede il risarcimento del danno per l’indisponibilità del suo veicolo durante il tempo occorrente per le riparazioni necessarie a seguito di un incidente stradale deve allegare e dimostrare il danno che richiede. Questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione, nella sentenza del 31 maggio 2017, n. 13718, che ha confermato le precedenti sentenze del Tribunale e della Corte d’appello, che avevano respinto la domanda di risarcimento del danno da c.d. “sosta tecnica”, in quanto il danneggiato non ne aveva fornito adeguata prova e tale danno non poteva ritenersi sussistere in re ipsa. La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha condiviso il principio, pur dando atto dell’esistenza sul punto di un contrasto nella sua stessa giurisprudenza. In particolare, tra l’orientamento che ritiene che il danno da fermo tecnico può essere liquidato in via equitativa indipendentemente da una prova in ordine al pregiudizio subito e quello più restrittivo, a cui aderisce questa sentenza, in forza del quale il danno in esame “deve essere allegato e dimostrato e la relativa prova non può avere ad oggetto la mera indisponibilità del veicolo, ma deve sostanziarsi nella dimostrazione o della spesa sostenuta per procacciarsi un mezzo sostitutivo, ovvero della perdita dell’utilità economica derivante dalla rinuncia forzata ai proventi ricavabili dal suo uso”. La Cassazione motiva la propria adesione a questo secondo orientamento, affermando che non esiste nel nostro ordinamento la nozione di danno in re ipsa, e che la liquidazione equitativa dei danni è ammessa soltanto a condizione che sia obiettivamente impossibile o particolarmente difficile dimostrare, nel suo ammontare, il danno, di cui deve essere stata provata con certezza l’esistenza.

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