L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza n.2 del 12 maggio 2017, si è pronunciata in merito ai danni conseguenti alla mancata aggiudicazione di un appalto pubblico. Ha affermato che “nel caso di mancata aggiudicazione, il danno conseguente al lucro cessante si identifica con l’interesse c.d. positivo, che ricomprende sia il mancato profitto (che l’impresa avrebbe ricavato dall’esecuzione dell’appalto), sia il danno c.d. curricolare (ovvero il pregiudizio subìto dall’impresa a causa del mancato arricchimento del curriculum e dell’immagine professionale per non poter indicare in esso l’avvenuta esecuzione dell’appalto).”. Il Consiglio di Stato, in ogni caso, ha poso a carico dell’impresa danneggiata l’onere di offrire, senza poter ricorrere a criteri forfettari, la prova rigorosa dell’utile che in concreto avrebbe conseguito, qualora fosse risultata aggiudicataria dell’appalto, valendo pienamente il principio che l’onere della prova dell’esatto ammontare dei danni subiti è posto a carico del soggetto che li richiede e la valutazione equitativa da parte del Giudice, ai sensi dell’art. 1226 cod. civ., è ammessa soltanto in presenza di situazione di impossibilità – o di estrema difficoltà – di una precisa prova sull’ammontare del danno.

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