La Corte di Cassazione, con la sentenza del 12 maggio 2017, n. 11798 ha affrontato il tema delle azioni esperibili dal Curatore del fallimento, ed in particolare l’azione da illecito aquiliano per il risarcimento dei danni causati ai creditori dall’abusiva concessione di credito (da parte di una Banca) diretta a mantenere artificiosamente in vita un’impresa decotta, suscitando così nel mercato la falsa impressione che si tratti di un’impresa economicamente valida. La Cassazione ha escluso che il Curatore abbia la legittimazione a proporre tale azione, “perché nel sistema della legge fallimentare la legittimazione del curatore ad agire in rappresentanza dei creditori è limitata alle azioni di massa volte alla ricostituzione del patrimonio del debitore nella sua funzione di garanzia generica ed aventi carattere indistinto quanto ai possibili beneficiari del loro esito positivo, al cui novero non appartiene l’azione risarcitoria in questione, la quale, analogamente a quella prevista dall’art. 2395 c.c. costituisce strumento di reintegrazione del patrimonio del singolo creditore, giacché, per un verso, il danno derivante dall’attività di sovvenzione abusiva deve essere valutato caso per caso nella sua esistenza ed entità e, per altro verso, la posizione dei singoli creditori, quanto ai presupposti per la configurabilità del pregiudizio, è diversa a seconda che siano antecedenti o successivi all’attività medesima.”.

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