La Corte di Cassazione, con la sentenza n.3311 depositata il 8 febbraio 2017, ha approfondito il tema del risarcimento del Icons11danno da spamming. Il caso affrontato è quello di un legale che aveva agito in giudizio contro la Società Italiana degli avvocati amministrativisti affinchè ne venisse accertata la responsabilità e venisse condannata al risarcimento del danno, indicato in € 360,00, per il fatto di avergli inviato, senza consenso, alcuni messaggi di posta elettronica. L’azione del professionista è stata respinta sia dal Tribunale adito sia poi dalla Corte di Cassazione. Quest’ultima ha ritenuto, infatti, che il danno risarcibile a norma dell’art.15 del Codice della Privacy (che afferma, al comma 1, che “Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile.”), pur essendo determinato da una lesione del fondamentale diritto alla protezione dei dati personali, “non si sottrae alla verifica della gravità della lesione e della serietà del danno”. Secondo la Corte di Cassazione, vi è, dunque, una lesione ingiustificata del diritto alla protezione dei dati personali non per la mera violazione delle prescrizione poste dal Codice della Privacy per il trattamento, ma solo quando la violazione ne offenda in modo sensibile la sua portata effettiva (nel caso di specie vi erano state una decina di mail indesiderate di contenuto pubblicitario nell’arco di tre anni).

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