Questo il principio di diritto ricordato dalla Suprema Corte di Cassazione, nella sentenza depositata il 2 dicembre 2016, foto-orologio
n.24627, pronunciatasi su un caso di responsabilità di un orologiaio verso il proprietario di alcuni orologi lasciatigli in negozio in riparazione e sottratti in occasione di un furto avvenuto medio tempore. Il proprietario degli orologi, in particolare, aveva agito verso l’orologeria per ottenere il risarcimento dei danni per la mancata restituzione di orologi lasciati, appunto, per la riparazione, ma non restituiti essendo stati rubati da terzi ignoti. La domanda risarcitoria veniva accolta in primo e in secondo grado, ma, a seguito del ricorso in Cassazione del negozio di orologeria, la pronuncia veniva ribaltata. La Corte di Cassazione, in particolare, ha ricordato che la norma applicabile al caso – in cui il contratto intercorso tra orologiaio e proprietario poteva, innanzitutto, inquadrarsi nel deposito -, ovvero l’art.1780 codice civile, prevede, al primo comma, che “se la detenzione della cosa è tolta al depositario in conseguenza di un fatto a lui non imputabile, egli è liberato dall’obbligazione di restituire la cosa, ma deve, sotto pena di risarcimento del danno, denunziare immediatamente al depositante il fatto per cui ha perduto la detenzione.”. La Corte ha ricordato che si tratta di una fattispecie chiaramente colposa, per cui se l’orologiaio-depositario prova di avere adottato tutte le opportune misure di sicurezza e cautele esigibili, alla luce dei principi di inevitabilità e adeguatezza, una sua responsabilità deve essere esclusa. Poichè, nel caso di specie, si doveva ritenere che l’orologiaio avesse adempiuto a tutte le cautele esigibili, non poteva configurarsi una sua responsabilità risarcitoria in conseguenza del furto subito da ignoti.

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