La controversia, decisa dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.10342 depositata il 19 maggio 2016, ha origine img-lavorodall’infortunio accaduto ad una lavoratrice a seguito dello scivolamento sul pavimento bagnato di una Casa di Riposo, mentre svolgeva il suo lavoro quale dipendente della cooperativa che aveva in appalto i lavori di pulizia presso la predetta Casa di Riposo.
La Signora infortunata citava in giudizio la Casa di Riposo per il risarcimento dei danni patiti in conseguenza dell’infortunio, ma la sua domanda veniva respinta sia dal Tribunale di Lodi che dalla Corte d’appello di Milano, che ritenevano che la lavoratrice non aveva dato prova della nocività dell’ambiente di lavoro, del nesso causale con il danno alla salute che lamentava, delle modalità dell’infortunio nè dello stato dei luoghi ove si era verificata la caduta.
Anche la Corte di Cassazione ha ritenuto non fondato il ricorso dell’infortunata, confermando che la lavoratrice non aveva adempiuto agli oneri di allegare e provare che l’ambiente di lavoro era pericoloso e che vi era nesso causale tra il danno che lamentava e tale pericolosità del luogo. Oneri che ricadevano a suo carico, mentre ella aveva solo fatto riferimento alla presenza di alcuni centimetri d’acqua sul pavimento del bagno ove stava eseguendo le pulizie, senza dare la prova che si trattava di una situazione anomala e di pericolo da lei non riconoscibile e non evitabile nemmeno utilizzando le scarpe antiscivolo di cui era dotata.
La Cassazione, dunque, concludeva ricordando che la nozione di rischio ambientale cui si ricollega la copertura assicurativa per gli infortuni sul lavoro, non esonera il lavoratore dalla prova delle modalità concrete dell’infortunio occorsogli.

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