La Corte di Cassazione, con la sentenza n.6790 depositata il 7 aprile 2016, si è pronunciata in merito alla liquidazioneimg-famiglia a favore del genitore dei danni subiti a causa del comportamento tenuto dall’altro genitore, ostativo degli incontri di un genitore con il figlio, come disciplinati nel tempo dai provvedimenti del Giudice civile. Il caso è quello di un padre, che aveva agito in giudizio, avanti al Tribunale di Roma, per ottenere la condanna della ex moglie al risarcimento dei danni non patrimoniali da lui subiti a causa della condotta della stessa, affidataria del figlio minore, di ostacolo al suo diritto al rapporto ed alla frequentazione con il figlio, tutelato dagli artt. 2 e 29 della Costituzione. Il Tribunale accoglieva la domanda e condannava la Signora al pagamento di € 50.000,00 a favore del padre, somma poi ridotta in appello ad € 10.000,00. Il padre, tuttavia, non condivideva la quantificazione della somma così liquidata dalla Corte d’appello “in considerazione di tutte le circostanze relative all’entità della lesione del (suo) diritto” e, dunque, ricorreva in Cassazione.
La Corte di Cassazione accoglie, per quanto qui in commento, uno dei motivi di ricorso del padre, che aveva contestato che la Corte d’appello non aveva indicato i fatti considerati e i criteri applicati ai fini della liquidazione, avendo esaurito la sua motivazione in una laconica frase generica.
La Cassazione, dunque, ritenendo che la motivazione della Corte d’appello era stata “apparente, giacchè essa non dà affatto conto dell’iter logico seguito nella quantificazione del danno in via equitativa”, rinvia il giudizio alla Corte d’appello, poichè la quantificazione del danno in esame, pur essendo affidata ad apprezzamenti discrezionali, “deve essere sorretta dalla intelleggibile indicazione dei criteri adottati a base del procedimento valutativo, in forza delle presupposte allegazioni della parte danneggiata”.

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