La Corte di Cassazione, con la sentenza n.3074 del 17 febbraio 2016, si è pronunciata su una domanda di img-lavororisarcimento del danno non patrimoniale, subito da un dipendente, in conseguenza della neoplasia da lui contratta per cause lavorative, che lo ha poi portato alla morte, proposta dai suoi eredi a titolo ereditario. In particolare, la questione controversa riguardava il danno non patrimoniale c.d. differenziale, ossia il maggior danno sofferto dal lavoratore rispetto all’indennità erogata dall’INAIL ex art.13 d.lgs.38/2000. La Corte di Cassazione ha affermato che l’art. 13 citato “prevede l’estensione della copertura assicurativa obbligatoria gestita dall’INAIL anche al danno biologico, ma le somme eventualmente erogate dall’istituto non esauriscono il diritto al risarcimento del danno biologico in capo all’assicurato.”. Tale norma, infatti, secondo la Cassazione definisce il danno biologico solo “in via sperimentale” e ai soli “fini della tutela dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”. La norma, dunque, non fissa in maniera onnicomprensiva il danno biologico, ma definisce i meri aspetti indennitari ai fini dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali. Le somme, dunque, eventualmente versate dall’INAL a titolo di danno biologico devono semplicemente detrarsi dal totale del risarcimento del danno spettante al lavoratore. Danno che, comunque, non è in re ipsa, secondo i Supremi Giudici, ma deve essere allegato e provato.

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