img-impresaCon la sentenza 25921 del 23.12.2015, la Corte di Cassazione si è pronunciata in ambito di concorrenza sleale. La Corte ha affermato che, se è vero che, da un lato, l’accertamento di fatti di concorrenza sleale fa presumere nell’autore degli stessi la colpa ex art.2600, comma 3 cod.civ., necessaria ai fini del riconoscimento della responsabilità, dall’altro è pur vero che dal compimento di atti di concorrenza sleale non discende un danno in re ipsa. Il danno conseguente agli atti di concorrenza sleale deve, infatti, essere provato, secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito. La Cassazione afferma, poi, che, una volta dimostrato il danno, ai fini della liquidazione, è certamente utilizzabile il criterio equitativo.

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