Laimg-medici pronuncia n.16993 della sezione III della Corte di Cassazione, del 20 agosto 2015, ha affermato che, in un’ipotesi di ritardata diagnosi di una malattia mortale, malattia tanto grave che, comunque, avrebbe portato alla morte del paziente, il sanitario è comunque responsabile per tale ritardata diagnosi, poiché il paziente avrebbe potuto fruire di un intervento palliativo o volto a diminuire le sofferenze. L’omissione aveva causato, a giudizio della Corte, in quel caso, la perdita della chance per il paziente di vivere per un (anche breve) periodo di tempo in più e di conservare, durante quel periodo, una migliore qualità della vita. Ha riconosciuto la Corte, in tal caso, la sussistenza anche del danno c.d. da morte, consistente nella sofferenza patita durante l’agonia prima di morire. Invero, sul tema del danno c.d. da morte, con una di poco precedente sentenza del 22 luglio 2015, le Sezioni Unite avevano negato la possibilità di risarcire, a titolo ereditario, il danno c.d. da morte nel caso di morte verificatasi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni.

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